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Purim e il Dio nascosto

Last Update: 3/2/2008 9:38 PM
3/2/2008 1:29 AM
 
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" .....questi giorni di Purim non cadranno in disuso tra gli ebrei ed il loro ricordo non cessi in mezzo alla loro discendenza..." (Libro di Estèr, 9;28).





Noi ebrei siamo in prossimità di Purim e in questa gioisa festività la cui celebrazione è espressamente comandata dalla Bibbia Ebraica, si legge la Meghillàh Ester, il rotolo di Ester.

La Meghillàh Estèr ottiene quello che ai valorosi fratelli Maccabei non è stato concesso: non solo il suo libro viene incluso nel canone biblico, ma questo ha dato anche il nome ad un trattato talmudico.

Ciò che però più sorprende, nel libro di Estèr, è che in tutto il testo non viene mai citato il Nome di Dio, né alcuno dei Suoi attributi. Questa peculiarità della Meghillàh, cioè di essere l'unico libro della Bibbia non solo privo della parola e dell'azione di Dio, ma anche di qualsiasi riferimento a Lui, ha fatto discutere molto i Maestri, prima che si arrivasse alla decisione di inserire anche questo testo nel canone biblico.

La stessa storia di Estèr, sembra essere un concatenarsi di eventi del tutto casuali...Il destino del popolo ebraico sembra completamente abbandonato al caso e alla fatalità.

Il termine Purim, dal persiano pur, designa le sorti che si gettano per fissare una data o per regolare il destino altrui secondo il decreto del solo caso. L'esistenza degli ebrei sembra legata a una partita a dadi e il popolo stesso appare impotente in un mondo mosso dalla sorte, abbandonato a un destino cieco, in un mondo da cui Dio sembra assente o, quantomeno, cosi' ben nascosto che tutto accade come se Egli non esistesse.

I Maestri del Talmùd, si domandano "..dove si parla di Estèr nella Toràh?.." (Talmùd babilonese; Haghigàh 5,b).
Deuteronomio, 31;18: "..ed Io continuero' a nascondere il Mio volto in quel giorno..", un preciso riferimento a Estèr e a Purim.

Il Talmùd, quindi, scorge uno stretto rapporto tra il tema del Dio nascosto, che si eclissa, e l'etimologia del nome Estèr, che significa appunto nascosta.

La salvezza del popolo di Estèr e di Mordekhài avviene in modo nascosto e discreto, diversamente da quanto accade per altri miracoli, nei quali Dio si manifesta e opera in forma palese, come, ad esempio, nella liberazione degli Ebrei dall'Egitto.

Ecco perché qualche commentatore ha tentato di trovare un'allusione al Nome di Dio nel verso in cui Mordekhài, spazientito dalle esitazioni di Estèr a presentarsi al re ed intercedere per la salvezza del popolo, dichiara: ".. .se tu in questo momento taci, liberazione e salvezza sorgeranno da un altro luogo.." ( Ester, 4; 14).

Il termine Maqom, Luogo, designerebbe la stessa residenza divina, conformemente a quanto sostiene la letteratura rabbinica: " Egli è il Luogo del Suo mondo, ma il Suo mondo non è il Suo Luogo", nel senso che Dio è onnipresente anche quando Egli è nascosto.

La parola ebraica che indica il mondo è olam e deriva dalla radice alum, nascosto, forse per significare che l'esistenza di Dio in questo mondo è nascosta e lo scopo dell'olam, cioè del mondo nascosto, è la ricerca di quella verità, emèt, che secondo il Midràsh al momento della creazione Dio ha gettato a terra, affinché l'uomo la facesse germogliare con i suoi propri strumenti.

Tratto da: "La Meghillat Ester: lo svelamento del nascosto" di Rav Roberto Della Rocca.



Shalom!


3/2/2008 8:41 AM
 
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Re:
Batyah, 02/03/2008 1.29:

" .....questi giorni di Purim non cadranno in disuso tra gli ebrei ed il loro ricordo non cessi in mezzo alla loro discendenza..." (Libro di Estèr, 9;28).





Noi ebrei siamo in prossimità di Purim e in questa gioisa festività la cui celebrazione è espressamente comandata dalla Bibbia Ebraica, si legge la Meghillàh Ester, il rotolo di Ester.

La Meghillàh Estèr ottiene quello che ai valorosi fratelli Maccabei non è stato concesso: non solo il suo libro viene incluso nel canone biblico, ma questo ha dato anche il nome ad un trattato talmudico.

Ciò che però più sorprende, nel libro di Estèr, è che in tutto il testo non viene mai citato il Nome di Dio, né alcuno dei Suoi attributi. Questa peculiarità della Meghillàh, cioè di essere l'unico libro della Bibbia non solo privo della parola e dell'azione di Dio, ma anche di qualsiasi riferimento a Lui, ha fatto discutere molto i Maestri, prima che si arrivasse alla decisione di inserire anche questo testo nel canone biblico.

La stessa storia di Estèr, sembra essere un concatenarsi di eventi del tutto casuali...Il destino del popolo ebraico sembra completamente abbandonato al caso e alla fatalità.

Il termine Purim, dal persiano pur, designa le sorti che si gettano per fissare una data o per regolare il destino altrui secondo il decreto del solo caso. L'esistenza degli ebrei sembra legata a una partita a dadi e il popolo stesso appare impotente in un mondo mosso dalla sorte, abbandonato a un destino cieco, in un mondo da cui Dio sembra assente o, quantomeno, cosi' ben nascosto che tutto accade come se Egli non esistesse.

I Maestri del Talmùd, si domandano "..dove si parla di Estèr nella Toràh?.." (Talmùd babilonese; Haghigàh 5,b).
Deuteronomio, 31;18: "..ed Io continuero' a nascondere il Mio volto in quel giorno..", un preciso riferimento a Estèr e a Purim.

Il Talmùd, quindi, scorge uno stretto rapporto tra il tema del Dio nascosto, che si eclissa, e l'etimologia del nome Estèr, che significa appunto nascosta.

La salvezza del popolo di Estèr e di Mordekhài avviene in modo nascosto e discreto, diversamente da quanto accade per altri miracoli, nei quali Dio si manifesta e opera in forma palese, come, ad esempio, nella liberazione degli Ebrei dall'Egitto.

Ecco perché qualche commentatore ha tentato di trovare un'allusione al Nome di Dio nel verso in cui Mordekhài, spazientito dalle esitazioni di Estèr a presentarsi al re ed intercedere per la salvezza del popolo, dichiara: ".. .se tu in questo momento taci, liberazione e salvezza sorgeranno da un altro luogo.." ( Ester, 4; 14).

Il termine Maqom, Luogo, designerebbe la stessa residenza divina, conformemente a quanto sostiene la letteratura rabbinica: " Egli è il Luogo del Suo mondo, ma il Suo mondo non è il Suo Luogo", nel senso che Dio è onnipresente anche quando Egli è nascosto.

La parola ebraica che indica il mondo è olam e deriva dalla radice alum, nascosto, forse per significare che l'esistenza di Dio in questo mondo è nascosta e lo scopo dell'olam, cioè del mondo nascosto, è la ricerca di quella verità, emèt, che secondo il Midràsh al momento della creazione Dio ha gettato a terra, affinché l'uomo la facesse germogliare con i suoi propri strumenti.

Tratto da: "La Meghillat Ester: lo svelamento del nascosto" di Rav Roberto Della Rocca.



Shalom!





Molto interessante Batyah, grazie mille!

Domanda OT: da quanto studi ebraico?

[SM=g7066]



http://andreabelli75.wordpress.com/

http://progettostudiodellabibbia.wordpress.com/
3/2/2008 9:38 PM
 
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Sto imparando a "viverlo" da un paio di anni. Lo studio poco a livello di grammatiche, ma attraverso un metodo che mi suggerì un mio amico israeliano, per migliorare la nostra comunicazione. Si deve apprendere l'alfabeto, e iniziare a memorizzare, a scrivere ( in caratteri ebraici) e pronunciare quanti più termini possibili.
Soltanto dopo aver sufficentemente raggiunto familiarità con questi, dovrei passare al sistema verbale,che è più complesso, e che, al momento, conosco solo in maniera frammentaria dalla recitazione quotidiana delle tefillot e dalle benedizioni recitate di Shabbat e durante le altre solenni festività ebraiche, ect...

Non ho costanza nel studiarlo sui testi, e finisce quasi sempre che imparo semplicemente conversando con i miei amici e familiari. E devo dare loro ragione: una lingua la si impara principalmente vivendola tutti i giorni. Attualmente prediliggo l'apprendimento dell'ebraico moderno; mi cimenterò con quello biblico più in là. Motivo per cui,oggi come oggi, acquisto brani di musica israeliana, e sintonizzo la radio su stazioni israeliane, per seguire le news e i dibattiti, o la parashot (porzioni settimanali della Torah).

Noi ebrei italiani, come la maggioranza degli ebrei della diaspora, in genere conversiamo tra di noi alternando termini ebraici con l'italiano. Sono in tanti, cmq, a stabilirsi per un breve arco di tempo in Terra di Israele per seguire dei corsi di perfezionamento della lingua.

Un abbraccio
Batyah
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