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Levitico 17, 5-6

Ultimo Aggiornamento: 10/02/2007 15:01
08/02/2007 21:17
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Nella Legge era scritto: “Perciò gli Israeliti, invece d’immolare, come fanno, le loro vittime nei campi, li portino al Signore, presentandoli al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno, e li offrano al Signore come sacrifici di comunione. Il sacerdote ne spanderà il sangue sull’altare del Signore, all’ingresso della tenda del convegno, e brucerà il grasso in profumo soave per il Signore.”

Qualunque fosse la ragione del sacrificio, la Legge data a Mosè richiedeva che gli Israeliti offrissero il loro olocausto “al Signore”, e che lo facessero attraverso un sacerdote. L’offerta, dunque, era rivolta “al Signore”, quale prezzo o riscatto per il perdono del loro peccato. Questo tipo di sacrificio era temporaneo, nel senso che serviva a coprire un determinato peccato commesso. Qualora l’errore venisse ripetuto, necessitava l’offerta di un ulteriore sacrificio. E l’uccisione sacrificale di un animale era ciò che Dio richiedeva, allo scopo di far capire che, per espiare i peccati, l’uomo aveva bisogno che un’altra vita venisse immolata a proprio favore.

Come, in seguito, ebbe a dire San Paolo ai cristiani ebrei, “la legge, che ha un’ombra dei beni futuri, non l’immagine stessa delle cose, non può con gli stessi sacrifici, che si offrono ogni anno indefinitamente, rendere perfetti quelli che si accostano a Dio. Altrimenti non si sarebbe forse smesso di offrirli, dato che gli offerenti, purificati una volta, non avrebbero più alcuna coscienza di peccati? Invece nei sacrifici si rinnova ogni anno il ricordo dei peccati. E’ impossibile infatti che il sangue di tori e di capri tolga dei peccati.”

La legge relativa ai sacrifici era, dunque, “un’ombra” di cose future; prefigurava quell’offerta sacrificale che, una volta per tutte, avrebbe eliminato la necessità dei sacrifici animali richiesti per il perdono dei peccati: prefigurava “Cristo”, il quale divenne per noi sia “offerta sacrificale”, che “sommo sacerdote”; non solo offrì se stesso come ‘agnello’ da scannare, ma egli stesso presentò al Signore, l’offerta del suo sacrificio per noi.
“Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; che non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti a debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce tale il Figlio reso perfetto in eterno”.

Nessuno poteva prendere il posto di Cristo, nella missione di redenzione, o pagare al posto suo la liberazione dell’umanità dal peccato di Adamo. Profeticamente, il Salmista ebbe a dire: “Ma nessun uomo può riscattare il fratello, né pagare a Dio il prezzo del suo riscatto. Il riscatto dell’anima sua è troppo alto, e il denaro sarà sempre insufficiente”.

Gesù fu dunque “la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”.
Quale sommo sacerdote, Gesù Cristo, risuscitando dai morti, ascese al “Signore” e presentò davanti all’altare celeste, il valore del prezioso sangue versato a nostro favore, così, grazie a questo sacrificio, possiamo chiedere perdono a Dio senza dover ricorrere ai sacrifici animali richiesti dalla Legge.

Ma, chi è il “Signore” al quale Cristo presentò il prezzo del suo sacrificio?
Secondo la versione letterale di A. Vianello, il passo di Levitico 17, 5-6, già citato sopra, è reso dal greco all’italiano, come di seguito: «Affinchè portino i figli d’Isrhael – sacrifici che essi sacrificanti sulla faccia della campagna e portino essi a YHWH all’ingresso della tenda di convegno al sacerdote e sacrifichino i sacrifici di riconciliazione a YHWH – essi e spruzzerà il sacerdote – il sangue sull’altare di YHWH all’ingresso della tenda di convegno e farà fumare il grasso per profumo gradito a YHWH » .

Stando a questa traduzione, il “Signore” a cui Cristo presentò il “riscatto” pagato per la liberazione dell’umanità, è YHWH, in altre parole: il Padre di Gesù, il ‘solo vero Dio’. A Lui era necessario che Cristo pagasse il prezzo del riscatto, affinchè l’uomo potesse essere salvato.
W. Mundle scrive: “Gesù non dice chi sia il destinatario del riscatto; dal momento che Satana in Mc 8, 33 appare come colui che vuole impedire il cammino di Gesù verso la passione, non resta che pensare a Dio”.
Lo stesso concetto di Mundle lo esprime anche il teologo F. Bèchsel, quando scrive: “Risulta chiaramente chi sia a ricevere il prezzo di riscatto; anche se non viene esplicitamente nominato, è Dio. Infatti è Dio che Gesù serve nella morte, è lui che inesorabilmente vuole che il Figlio soffra, che lo colpisce. Va quindi assolutamente respinta l’ipotesi secondo cui a ricevere questo prezzo di riscatto sarebbe Satana. In Matteo e in Marco, Satana non appare durante tutta la storia della passione. Egli è così lontano dal volere la morte di Gesù, che piuttosto cerca di distoglierlo da questa via (Marco 8:33; Matteo 16:23). La potente concezione espressa da Gesù non si concilia affatto con l’idea che la moltitudine debba essere liberata da una schiavitù per opera di Satana, ma esige piuttosto che ne venga liberata da Dio”.

La conclusione è che Cristo pagò il prezzo del riscatto al suo Dio e Padre, inoltre, avendo pagato il riscatto direttamente a Dio, Gesù Cristo, quale Agnello di Dio, non può essere egli stesso “Dio”!

Emmaus@
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